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Una valigia da riempire

Quando penso agli anni d’oro del liceo, un’esperienza su tutte svetta incontrastata nei miei ricordi.

Sognavo Londra e le sue strade, un’aria di libertà, un primo passo verso l’età adulta. Sono cambiate molte cose in dieci anni, non ultimi gli smart-phone e tutto il mondo social, ma penso che non sia cambiato il modo di vivere queste partenze. E oggi rivedo negli occhi di chi viaggia la stessa fame, lo stesso entusiasmo, la sensazione di quando corri sulla sabbia che scotta per arrivare al mare, come se il mare fosse quel volo, quegli amici – conosciuti e ancora da conoscere – quella meta, quella destinazione, quell’accompagnatore, quel college o famiglia.

londra

Fu così. Una mattina di luglio, un punto di ritrovo, occhi assonnati e adrenalina. Quel momento era arrivato dopo tanto. Prima la prenotazione, poi la parte dell’anno in cui l’estate sembra sempre troppo lontano per poterci pensare, poi la primavera e l’agitazione che sale, fino ad una settimana prima, quando ormai fervono i preparativi, si controlla il contenuto della valigia, di aver preso tutto, si respira già l’aria di un posto lontano.

E poi si parte, via, salutando preoccupazioni e insicurezze. Non te ne rendi conto consciamente mentre viaggi, mentre studi, mentre ti diverti, ma dal momento in cui saluti i tuoi genitori e ti lasci alle spalle l’Italia guadagni qualcosa. Acquisti il valore dell’avventura, dell’amicizia, del “fare gruppo” e allo stesso tempo del riscoprire la tua personalità. Perché è questo che fanno i soggiorni studio. Ti prendono da dove stai, dopo un inverno freddo e lungo, ti risvegliano, ti scuotono.

Arrivi a destinazione, forse con l’entusiasmo un po’ smorzato dalla stanchezza del viaggio e dalla pesantezza delle valige. Il primo giorno trascorre nell’esplorazione del nuovo, nel confronto tra aspettative e realtà ed è proprio in quei momenti che si costruiscono i legami e si fanno gli incontri che potranno protrarsi per tutta una vita. È stato così per me, che ancora mi ricordo come ho conosciuto alcune mie migliori amiche. Il mio college aveva tanti mini appartamenti che raggruppavano diverse stanze. Dopo aver posato la mia immane valigia dalle ruote viola, cercai di scendere al piano terra. L’ascensore si aprì e ne uscirono due ragazze. Ci salutammo con un semplice “ciao”, la prima di innumerevoli e infinite parole. Le intese perfette avvengono così, per caso, e te le porti dietro per sempre.

Si sa, quando stai bene il tempo passa velocissimo ed è quello che purtroppo e per fortuna succede in questi casi. Ti svegli una mattina e devi andartene, conscio di aver vissuto qualcosa di unico e irripetibile, che rimarrà indelebile ed occuperà i recessi più nascosti dei tuoi pensieri. Nessuno a parte chi l’ha vissuto con te saprà di cosa stai parlando, quando racconterai le escursioni, gli episodi con i tuoi compagni di viaggio, le strade della città, i quadri dei musei, i giochi in compagnia, le risate e la complicità. Nessuno ad esclusione di te saprà mai come il tuo bagaglio si è arricchito, come la tua valigia da 20 kg sarà diventata più pesante caricandosi di ricordi, immagini indelebili, sentimenti e relazioni umane.

Forse esistono altre occasioni in cui è possibile sperimentare tutto questo, ma una cosa è certa: anche se gli anni passano e cambia il mondo, quando parti perché la voglia di partire non può più aspettare, quando i tuoi occhi non vedono l’ora di vedere posti nuovi e ogni cellula del tuo corpo tende alla scoperta, la cura migliore rimarrà sempre una valigia con le ruote, un gruppo, un accompagnatore e tanto, tanto da imparare.

primaveraviaggi.it

zainetto

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