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Cercando Itaca

Fabio aveva sempre pensato che le storie e l’immaginario collettivo intorno ad Itaca fossero decisamente inflazionate. La storia di Ulisse, e poi sì, tutta l’Odissea a suo parere avevano ormai acquisito nel corso dei secoli un retrogusto scontato. Cosa poteva esserci di così innovativo ancora? Alla soglia dei suoi 17 anni non riusciva proprio a cogliere la portata e la ricchezza di significato che tutti attribuivano a Itaca. Eppure nel suo piccolo aveva viaggiato e anche per periodi abbastanza lunghi. Aveva avuto la possibilità di passare un mese fuori casa, scoprire città nuove, ascoltare suoni di lingue diverse, assaggiare sapori e vedere colori inusuali.

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Il segreto di quella parola gli si sarebbe rivelato di lì a poco e l’avrebbe svegliato come una secchiata di acqua fredda.

Successe un giorno mentre tornava a casa verso sera, quando le luci dei lampioni erano già accese ma non riuscivano comunque ad illuminare la strada. E c’era aria di attesa; la realtà davvero stava tramando per far scoprire a Fabio un significato nuovo, che lui fino a quel momento aveva ignorato.  Il cancello della casa del vicino si richiuse di colpo con un botto, esplodendo altisonante e solenne come il rintocco di una campana. Improvvisamente si trovò ad affrontare una sensazione nuova, che non aveva mai provato prima. Il suono del cancello attraversò i suoi pensieri all’indietro, corse tra miriadi di immagini e riportò alla luce una scena di qualche anno addietro, le immagini così nitide.

Era ancora un bambino e quel giorno di settembre pioveva e iniziavano a tirare le prime folate di vento più freddo, quelle che spazzano via il profumo dei fiori estivi. Stava rientrando dalle vacanze con i suoi genitori e la macchina carica di valige aspettava nel vialetto, davanti al suo cancello e anche a quello dei vicini che sbatacchiava senza sosta. Nell’aiutare a scaricare i bagagli si era completamente bagnato e dopo diversi sforzi lui e i suoi genitori erano riusciti finalmente a portare tutto al riparo del portico a piano terra. Suo padre era andato a parcheggiare la macchina e poi era corso di nuovo da loro. Al riparo sotto il portico, in quella fortezza di amore Fabio aveva capito il significato di famiglia. Non che prima non lo sapesse; era solo riuscito a toccarlo con mano, a sentirlo vivo dentro di lui. Sapeva già allora che quel sentimento non l’avrebbe mai abbandonato.

Proprio quel giorno, davanti al cancello dei vicini che rievocava un momento lontano, capì. Itaca aveva sempre avuto un significato affascinante e nascosto perché non era una meta lontana nello spazio. Non era un luogo fisico, da ricercare con una barca o un esercito. Itaca era in realtà per ciascun essere umano quello che per lui era la pace sotto un portico a riparo dalla tempesta. Un ricordo ricco di emozione, da ricercare con fatica ed impegno ogni giorno. La felicità! Ecco perché tutti volevano così tanto raggiungere quell’isola ed ecco perché non si trovava mai davvero, perché, come nel caso di Ulisse, il viaggio non avrebbe mai potuto avere fine, sarebbe stata una scoperta continua ogni giorno, con tanti imprevisti, contrattempi e sfide da affrontare. In quel susseguirsi vasto di eventi, ogni tanto, Itaca sarebbe apparsa all’orizzonte. Si nasconde inaspettatamente dietro cancelli che sbatacchiano, in profumi inattesi, in canzoni e suoni di voci nell’aria. Spesso assume forme nuove, che a loro volta diventano ricordo da rievocare in tempi e modi inaspettati.

Da quel momento, lo studio della storia dell’isola di Ulisse lo portò ad imbattersi nel progetto Itaca:

Un bando di concorso per offrire a studenti della scuola secondaria di secondo grado un percorso di mobilità internazionale, di crescita umana, sociale e culturale attraverso la frequenza di un intero anno scolastico, o parte di esso, presso scuole straniere localizzate all’estero.

Il mese successivo Fabio avrebbe deciso di sfruttare l’occasione e studiare fuori per diversi mesi. Sarebbe stato fuori, in mare aperto, portando con sé Itaca da riscoprire o scoprire per la prima volta.

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