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Dublino è quasi amore (pt.I)

Una città che puoi aver paura di trovare grigia, ma che in realtà esplode di colori. I parchi che la circondano sono la scusa ideale per trovare pace dalla confusione della città e godere del sole estivo. Sono convinta che anche nelle giornate autunnali il paesaggio permette di perdersi ed entrare in contatto con la natura, magari in sfumature paradossalmente più calde, ma sempre in una specie di oasi, un labirinto di giardini.

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Phoenix Park

Dublino mi accoglie in un turbinio di emozioni. Siamo un gruppo di una ventina tra ragazzi e ragazze. Tutti frequentiamo tra il secondo e il quarto anno della scuola superiore. Da questa vacanza studio tutti ci aspettiamo il meglio. Siamo lo stesso gruppo dell’anno precedente, quelli di Londra, quelli che ormai condividono molto più di quello che pensano anche se lo scopriranno solo crescendo.

Arriviamo al college stanchi, come è normale che sia e perlopiù è tardi per la cena. Tutti riceviamo il cosiddetto “packed-dinner” che forse per i ragazzi famelici del nostro gruppo non è proprio il top, ma riesce comunque a fare il suo gioco.

Le camere sono suddivise in appartamenti ben attrezzati e funzionali. Ogni appartamento ha una sala comune e così fin da subito, pur non volendo, si vengono a creare dei piccoli gruppi. Io sono ovviamente con la mia migliore amica, Elisabetta. Il destino ci ha unite da lontano e anche nell’assegnazione delle camere rispetta la nostra vicinanza. Siamo praticamente dirimpettaie.

La camera di Elisabetta è vicina all’uscita dall’appartamento, ovvero alla porta d’ingresso. Quando questa si spalanca, si riesce ad intravedere l’entrata dell’appartamento di fronte, quello di una parte dei ragazzi del nostro gruppo. Succede così, che la mattina del primo giorno, il lunedì, quello del test d’ingresso, Elisabetta a colazione si siede, mi guarda e esordisce con un semplice e terrificante “penso di essermi innamorata”.
Buongiorno mondo! Se c’è una cosa che letteralmente odio sono i sentimentalismi in vacanza. “Dai Eli abbozzala, sempre la storia di Pietro? Su almeno un po’ di fantasia, lo sai l’anno scorso come è andata non ti ci mettere anche a questo giro ti prego.” Mi guarda con occhi sconsolati. So benissimo a cosa corrisponde quell’espressione. È la calma prima della tempesta, lo sguardo di sconforto e insoddisfazione di chi non mollerà mai l’osso. Decido per il momento di non dare peso a quelle pericolose parole e annegare le mie preoccupazioni nei cereali e nello yogurt. Lo so, è una colazione internazionale, potrei osare molto di più ma meglio non esagerare il primo lunedì.

Elisabetta e Pietro si sono conosciuti l’anno scorso a Londra, frequentano lo stesso liceo ma non sono nella stessa classe e lui l’ha già fatta soffrire abbastanza. Forse sono solo io ad essere rimasta alla fase in cui ragazze e ragazzi si stanno antipatici e si fanno i dispetti vicendevolmente senza aspirare ad altro? Non è questo il punto. Il problema, o meglio, la soluzione ideale, è cercare di non ripetere gli stessi errori. Servono a questo no, quei dannati? A cercare di fare nel futuro la cosa giusta. Ecco, il futuro è arrivato e la storia sta per ripetersi: tra il disastro per la mia amica e la sua salvezza, ci sono solo io con la mia volontà di evitare il peggio.

Dublino ha un centro a misura d’uomo, pieno di negozi e di persone amichevoli. La prima escursione che facciamo è proprio in centro ed è lì, davanti alla statua di Molly Malone

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Molly Malone – Grafton Street, Dublin

che Elisabetta riparte all’attacco con una richiesta abbastanza esplicita: “mi devi fare un favore”. Guardo altrove, cerco di far finta di non aver sentito e attaccare di nuovo bottone con qualcuno del resto del gruppo ma lei non si arrende e riparte con tono quasi concitato “questa è la volta buona me lo sento, non fa che lanciarmi occhiate…mi fai un favore o no? Dovresti solo parlarci e poi si insomma…parlargli di me, capisci?” “Eli che stai per chiedermi? Che vuoi? Lo sai come la penso su voi due, sono tua amica e non ti dirò mai qualcosa che non penso. È palese che ti stia prendendo in giro e non asseconderò questo tuo spirito masochista a tutti i costi…” Ecco forse ho esagerato. Gli occhi della mia migliore amica si riempiono di lacrime che riesce a stento a trattenere. Mi pento di quello che ho detto ma in fondo so che spesso non c’è modo di abbellire una realtà scomoda. In ogni caso avrei potuto fare meglio. In un attimo inizio ad odiare Pietro e a maledirlo. È tutta colpa sua se adesso mi ritrovo in questa simpatica situazione con la mia migliore amica che non mi parla a meno che non faccia il piccione viaggiatore tra lei e lui.

Mentre stiamo risalendo sul tram che ci riporta al college realizzo di non avere scelta. In fondo la verità delle cose sarebbe stata palese comunque ed io non ero nessuno per poterla imporre a qualcuno, tantomeno ad una mia amica. “Eli scusa dai” parlo riprendendo il filo del discorso bruscamente interrotto “va bene, stasera ci parlo” “davvero lo faresti?” risponde lei “o dio grazie Anna non ci credo che ci hai ripensato” mi abbraccia ed abbiamo già fatto pace. La cena trascorre pacificamente tra lo staff della scuola che inizia ad invitarci con entusiasmo alla serata in discoteca che sarebbe iniziata di lì a breve. Sapevo che la mia di serate avrebbe previsto qualcosa di più che conoscere altri studenti e parlare inglese. Ci prepariamo, anche se quella di Elisabetta più che una preparazione sembra una chiamata alle armi. È agitata e determinata a tal punto che anch’io ho l’ansia. Molta. Opto per un vestiario comodo e tranquillo che mi metta a mio agio, jeans e maglietta tanto pe cambiare. Il contrario di Elisabetta che invece sembra pronta per il red carpet. “Ti manca lo strascico poi puoi andare alla Academy Night” “Mi stai prendendo in giro?” Mi risponde un po’ sulla difensiva “Ma no dai sto scherzando…solo invidia” non è vero ma cerco di farla felice. Si guarda allo specchio con aria soddisfatta, siamo pronte ad andare.

La sala polivalente a pian terreno è stata adeguatamente resa una discoteca; è tutta a vetri e si affaccia direttamente sul giardino. Nelle serate organizzate dai college si respira un’atmosfera strana. Il gruppo di partenza rompe le righe per conoscere nuovi studenti, stringere nuove amicizie. Ognuno prova a dare il meglio di sé e si crea un clima di attesa. Elisabetta agisce da stratega e inizia a non considerarmi in modo tale che sia costretta a portare avanti il suo interesse. Mio malgrado riesce nell’intento. Penso che alla fine ho accettato di mia spontanea volontà di farle quel favore e che quindi sarebbe stato meglio passare all’azione. Prima era meglio era. Cerco Pietro con lo sguardo. Lo trovo. Come sempre sta tenendo banco e noto che in molti lo guardano, non solo ragazze. La combriccola che l’accerchia è mista: ci sono i suoi migliori amici ma anche stranieri. Non avevo calcolato il fattore imbarazzo; io e Pietro ci conosciamo dall’anno precedente quando lui ancora era un po’ sfigato, più timido forse, a giudicare da come si comporta adesso, mentre io ero il maschiaccio, quella giocherellona. No, non avevo realizzato fino a quel momento che le parti si erano decisamente invertite.

Continua…

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